ottobre, 2026
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ApertoPosti ancora disponibili
Orario
(Sabato) 08:00 - 14:30
Luogo
SALA CONVEGNI DI BCC VENETA
VIA A. VALERIO, 78, PIOVE DI SACCO (PD)
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I dati Istat evidenziano che l’Italia è il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone. Negli ultimi cinquant’anni, l’invecchiamento della popolazione italiana è stato tra i più rapidi
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I dati Istat evidenziano che l’Italia è il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone. Negli ultimi cinquant’anni, l’invecchiamento della popolazione italiana è stato tra i più rapidi nei Paesi sviluppati e si stima che, entro il 2050, la quota degli ultra65enni raggiungerà il 35,9% della popolazione totale (era il 22,9% nel 2020), con un’aspettativa di vita media pari a 82,5 anni. Oggi, un 65enne può contare su circa vent’anni o più di vita residua; tuttavia, l’aspettativa di vita in buona autonomia si attesta mediamente intorno ai dieci anni.
Se da un lato l’aumento della longevità rappresenta una grande conquista — testimoniando il miglioramento delle condizioni di vita e i progressi della medicina — dall’altro l’invecchiamento della popolazione porta sempre più all’attenzione dei servizi e delle strutture sanitarie l’anziano fragile, spesso affetto da patologie croniche. Si tratta di una condizione che interessa una quota significativa della popolazione anziana e che ha un forte impatto sul sistema di welfare, per l’elevata domanda di risposte assistenziali e il conseguente impiego di risorse.
Questo scenario evidenzia come siamo stati capaci di allungare la sopravvivenza, ma non altrettanto efficaci nel garantire un controllo delle malattie croniche tale da consentire agli anziani di mantenere la propria autonomia più a lungo. Si è creato così un divario rilevante tra lifespan e healthspan, ovvero tra aspettativa di vita e aspettativa di vita in buona salute. Un divario che rischia di trasformarsi in una criticità per il futuro prossimo, se non accompagnato da una rinnovata capacità di programmazione e da interventi tempestivi di politica sanitaria e sociale. Questa situazione solleva inoltre interrogativi non solo in termini di sostenibilità, ma anche sul piano etico e morale.
La genetica gioca certamente un ruolo importante, ma accanto ad essa incidono in modo significativo fattori ambientali, alimentari, l’inquinamento e, soprattutto, gli stili di vita. In questo contesto, l’healthy ageing — l’invecchiamento attivo e in salute — rappresenta un processo che mira a mantenere il più a lungo possibile le capacità funzionali, fisiche e cognitive, trasformando la longevità da semplice aumento della durata della vita in un reale miglioramento della sua qualità.
Questo approccio richiede una longevità consapevole, fondata sulla prevenzione, su stili di vita sani e su un ruolo attivo della persona nella società (active ageing). Allo stesso tempo, le politiche sociali sono chiamate a evolversi: da un modello centrato esclusivamente sulla risposta al bisogno, a un sistema capace di prevenire la fragilità, sostenere l’invecchiamento attivo e rafforzare le reti di comunità.
Il meeting di oggi si propone proprio di approfondire questi temi, mettendo in dialogo i professionisti sanitari, ospedalieri e territoriali, nella consapevolezza che solo un approccio integrato può trasformare la longevità in una reale opportunità per il Paese.
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