settembre, 2026
24set15:0018:00NMOSD Bootcamp Long-term safety
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(Giovedì) 15:00 - 18:00
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La neuromielite ottica spettro-disordine (NMOSD) è una malattia autoimmune infiammatoria del sistema nervoso centrale, caratterizzata da attacchi recidivanti che colpiscono prevalentemente nervi ottici e midollo spinale, con rischio di disabilità
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La neuromielite ottica spettro-disordine (NMOSD) è una malattia autoimmune infiammatoria del sistema nervoso centrale, caratterizzata da attacchi recidivanti che colpiscono prevalentemente nervi ottici e midollo spinale, con rischio di disabilità visiva e motoria severa. La maggior parte dei pazienti presenta autoanticorpi contro l’aquaporina-4 (AQP4-IgG), diretti contro gli astrociti, che attivano la cascata del complemento con necrosi astrocitaria, demielinizzazione secondaria e danno assonale. Il decorso è tipicamente a ricadute, e ogni attacco può determinare un accumulo di disabilità: la prevenzione delle recidive è quindi l’obiettivo clinico cruciale. In Italia la malattia è rara, ma con un impatto clinico e organizzativo rilevante per la severità degli attacchi e la necessità di terapie immunosoppressive a lungo termine.
Negli ultimi anni, l’impiego off label di rituximab (anticorpo anti CD20) è stato posto come terapia di prima linea per NMOSD positiva all’AQP4. Tuttavia, l’efficacia e la safety di rituximab sono influenzate da eterogeneità di schemi posologici, monitoraggio variabile dei linfociti B, e differenze di accesso e di gestione tra centri. Inoltre, il profilo di sicurezza può risultare sfavorevole in sottogruppi di pazienti, con rischio di ipogammaglobulinemia, infezioni ricorrenti, riattivazioni virali ed insufficiente immunogenicità del programma vaccinale, soprattutto in trattamenti prolungati.
Permane la questione della mancanza di standardizzazione sul monitoraggio di efficacia e sicurezza della terapia in Rituximab:
– MRI ad intervalli regolari per detezione di lesioni clinicamente silenti?
– Quale durata complessiva della terapia con Rituximab prima di incorrere nel rischio di una alterazione non reversibile del sistema linfopoietico, riduzione di immunoglobuline endogene ed aumento del rischio infettivo?
– Quali biomarcatori condivisi per definire tali pazienti?
Gli unmet needs sopra citati hanno aperto la strada a terapia immunosoppressive innovative come satralizumab ed inebilizumab. Soprattutto la comprensione del ruolo centrale del complemento nella patogenesi AQP4 IgG positiva ha aperto la strada a terapie target specifiche come ravulizumab. L’inibizione del complemento ha mostrato la capacità di ridurre drasticamente il rischio di nuove recidive e di interrompere l’accumulo di disabilità, con un profilo di safety favorevole. Rimangono tuttavia disomogeneità territoriali di accesso alle terapie innovative, principalmente a causa della mancanza di standardizzazione nella valutazione dei rischi correlati alla deplezione a lungo termine delle cellule CD20+ e conseguente accesso ad opzioni terapeutiche con meccanismo d’azione non depletante.
L’evento si propone di affrontare in modo sistematico la gestione della NMOSD AQP4+ in relazione a rituximab, esplorando il posizionamento clinico delle terapie innovative in scenari real world, con l’obiettivo di ottimizzare esiti e sicurezza e di favorire una maggiore omogeneità di trattamento tra i centri.
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